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14/08/2011 / Michele Aiello

Riots

Come tutti avrete avuto modo di leggere, Londra è stata per alcuni giorni devastata da alcune sommosse. In realtà quello che si è poi capito è che si tratta di semplici bande organizzate che hanno trovato una scusa per darsi al saccheggio dei negozi. La polizia non ha capito inizialmente con cosa stava avendo a che fare e inoltre queste bande hanno utilizzato Twitter e altri social network per muoversi velocemente in zone che non erano coperte dalla polizia.

Nel giro di tre giorni però la polizia sei è riorganizzata e con un massiccio spiegamento di forze ha posto fine alle attività di questi deficienti (non so come altro definirli). Questo ha comunque fatto emerge un problema sociale che sicuramente esiste a Londra. È vero che c’è un substrato di persone che vivono in condizioni decisamente difficili, ma secondo me siamo lontani dalla situazione degli Stati Uniti dove questo problema è molto più marcato.

In molti mi hanno chiesto la mia opinione sulla cosa ma purtroppo (o per fortuna?) io ne sono rimasto parecchio fuori. Non ci sono stati problemi in nessuna delle zone che io frequento normalmente e personalmente non ho avuto a che fare in nessun modo col problema. Posso però riportare un paio di cose di tutta la faccenda che mi sono particolarmente piaciute.

In primis la reazione di governo e polizia nell’ammettere l’errore di gestione. Come dicevo all’inizio la polizia ha trattato il tutto come un problema di ordine pubblico cercando di contenere gli scontri ed evitare il diffondersi del problema. Purtroppo in realtà non c’erano scontri da contenere ma solo ladri da arrestare. In totale sono stati fatti più di mille arresti in tre giorni e in questo weekend i tribunali inglesi stanno lavorando per distribuire le adeguate punizioni. Bella una frase che ho letto su un giornale in metro: “Se si è grandi abbastanza da commettere questi crimini si è anche grandi abbastanza da subirne le conseguenze!”. È la citazione da una conferenza stampa di un qualche capo della polizia in relazione al fatto che molti dei looters (saccheggiatori) sono minorenni ;-). Anche il governo si è immediatamente riunito e in poco tempo è riuscito ad allargare le forze in campo portandole a 16.000 poliziotti dispiegati in città. Non ho idea di come abbiano fatto ma ho letto di poliziotti spostati addirittura dalla Scozia.

Bellissima una frase su twitter di un mio collega al terzo giorno di scontri: “Sono andato al mio ristorante preferito e ho mangiato benissimo. Oggi non lasceremo che un branco di Punk decida come dobbiamo passare la serata”. Questo è stato il tono della reazione di molte persone. Questo mio collega è americano e non inglese ma comunque qui un po’ tutti hanno cercato una reazione per dimostrare che Londra non è in mano a questi poco di buono.

Bellissima anche la reazione della gente. Su twitter si sono riuniti per organizzare un modo per ripulire la città. In tantissimi anche dal mio ufficio, sono partiti con spazzoloni alla mano per ripulire le strade ed aiutare le autorità. Veramente notevole. I Londoners mi piacciono sempre di più. Non sono Inglesi, non sono Americani, non sono Europei, i Londoners sono una razza a parte. Sono (siamo?) un miscuglio di razze con tanti problemi e tanti punti di forza. Un punto di forza sicuro è che i Londoners reagiscono e vogliono dire la loro; non accettano passivamente ne le manovre del governo ne le scorribande di un gruppo di punk. Sono sempre più convinto che questo sia il posto giusto dove far formare i miei figli. Quello che vorranno fare dopo sarà una decisione loro; ma di sicuro qui potranno crescere con molti degli ideali in cui personalmente credo.

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